08 / 08 / 2009
In Africa per "bush" si intende la savana, la grande prateria che sta fra il deserto e la foresta tropicale con poche, sparse acacie spinose e talvolta qualche baobab. L'espressione essere nel bush infatti significa trovarsi in una zona remota e selvaggia, lontana dalla città. E proprio in un' area periferica e rurale si trova l'ospedale di Chaaria che a tutti gli effetti è perciò un " bush hospital".
Questo non significa però che sia un ospedale isolato e negletto, primo perchè sorge in una zona molto frequentata, vicino ad un mercato tradizonale dove la popolazione di tutta l'area circostante converge per incontrarsi, vendere e acquistare e poi perchè è un ospedale con un formidabile team di medici, infermieri e volontari che continuamente si alternano, prestando la loro opera. Questo ospedale è un importante punto di aiuto, spesso vitale, per la popolazione di ben quattro distretti del Kenya e la sua fama galoppa così veloce da espandersi rapidamente anche da noi, dove sono molti i volontari che decidono di passare qui un periodo di lavoro, che quasi sempre si rivela una meravigliosa e intensa esperienza nonchè pietra miliare della propria esistenza. La vita e la morte qui non hanno le reti di salvataggio a cui siamo abituati nella società occidentale, ma accadono naturalmente, senza etichette, filtri, forzature. Appaiono subito per quello che sono: semplicemente parte naturale e ineluttabile del ritmo universale. E'un fluire di eventi, quello africano, continuo e imperturbabile di cui solo in luoghi come questi si riesce a intuire la totalità e l'unicità. Per noi, abituati all'ottundente ritmo "auto-ufficio-televisione e weekend", l'esperienza di un bush hospital corrisponde ad un risveglio, apparentemente brusco ma sicuramente benefico. L'ospedale di Chaaria ha un ottimo blog su cui si può seguire quasi in diretta la vita che scorre tra le corsie, gli eventi della sala operatoria, le storie della gente del posto e le storie dei volontari che sono quelle da leggere con più attenzione perche potrebbero essere la storia di uno qualsiasi di noi. Sempre sul blog ci sono anche le notizie di un'altra struttura sociosanitaria a Tachina in Equador che fa capo agli ospedali di San Giuseppe Benedetto Cottolengo. Grazie a Nadia che è diventata una bravissima webmaster pur essendo di professione infermiera ( anche lei toccata e irrimediabilmente affascinata ) e a fratel Beppe, inesauribile editorialista (oltre a essere incidentalmente anche il direttore, il chirurgo e il superiore della comunità !) e grazie a tutti quanti partecipano alla vita di questo lontano angolo di Africa, noi possiamo entrare in contatto diretto anche seppure virtuale, con quello che succede laggiù e apprezzare un modo di vivere diverso dal nostro, di cui però far attentamente tesoro.
PS.Se siete medici, infermieri o qualsiasi esperienza abbiate, soffermatevi un momento a valutare l'idea di sostenere concretamente l'ospedale di Chaaria con il vostro apporto lavorativo o anche semplicemente con una donazione. In particolare fr. Beppe nel video sottostante parla del bisgno dell'ospedale di medici volontari
http://chaariahospital.blogspot.com/
Fr. Beppe da Chaaria - Kenya
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